La verità sulla massonica bandiera italiana

La Festa del Tricolore, ufficialmente Giornata Nazionale della Bandiera, è una giornata celebrativa nazionale italiana, istituita per ricordare la nascita della nostra bandiera nazionale. Si festeggia ogni anno il 7 gennaio, con celebrazioni ufficiali che avvengono a Reggio nell'Emilia, città dove venne approvata per la prima volta l’adozione del Tricolore da parte di uno Stato italiano sovrano, la Repubblica Cispadana.

Pochi sanno, però, che la bandiera italiana, al cui cospetto tante generazioni hanno giurato fedeltà alla Patria e sotto la quale milioni di italiani hanno combattuto fino all’estremo sacrificio, credendo in una Nazione, altro non è che un vessillo massonico! Pochi sanno, inoltre, che i suoi tre colori sono gli stessi identici colori della Massoneria e che l’accostamento rosso-bianco-verde, tutt’altro che casuale, fu concepito con significati ben precisi nelle influenti logge massoniche settecentesche.

Quando le cose non sono chiare, si insinuano leggende e varie interpretazioni storiche, proprio per non far ritrovare la verità. Così oggi nelle scuole si insegna che i colori della bandiera italiana rappresentano il verde per il colore delle nostre pianure, il bianco per la neve delle nostre cime, il rosso per il sangue dei nostri caduti. Un’altra interpretazione, del tutto religiosa, racconta: il verde per la speranza; il bianco per la fede; il rosso per la carità. È difficile identificare, tra i tanti, chi e come ha inventato simili leggende. Leggende romantiche, ma non vere. Alla luce della storia esse appaiono puerili e senza senso. Può essere il tema di una filastrocca, ma è inconcepibile che una penisola frazionata in tanti piccoli stati, abbia avuto col Risorgimento la forza di unirsi per celebrare prati e nevai.

Ma veniamo alla storia vera.

La bandiera italiana è il Tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a tre bande verticali di eguali dimensioni, così come definita dall'articolo 12 della Costituzione della Repubblica Italiana, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale nº 298, edizione straordinaria, del 27 dicembre 1947.

Il tricolore compare per la prima volta nel 1794, quando due giovani liberali dell’Emilia, Luigi Zamboni e Giambattista De Rolandis, unirono ai colori delle rispettive città d’origine (il bianco di Bologna e il rosso di Castell’Alfero, Asti), il verde, colore della speranza, per un’Italia libera e unita. Altri dicono che il bianco ed il rosso furono invece presi dallo stemma comunale di Milano (rappresentativo di tutta la Pianura Padana), che era raffigurato da una croce rossa su campo bianco.

Il Canto degli Italiani

Come bandiera italiana fu adottata l’8 ottobre 1796 dalla guardia della Legione Lombarda, in seguito divenuta Legione Italiana, composta appunto da soldati provenienti dall’Emilia. Il tricolore fu anche invogliato ad essere usato da Napoleone Bonaparte, solo che al posto del blu, colore di Parigi, veniva usato il verde, colore classico delle logge massoniche, e al centro era inserito il berretto frigio simbolo dei giacobini. Il 7 gennaio 1797 nasce quindi, come vessillo di Stato, il nostro tricolore, prendendo vita da quello della Repubblica Cispadana, repubblica massonica al servizio della Francia, con la differenza che le prime bandiere avevano i colori disposti in tre bande orizzontali.

Marziano Brignoli, uno dei massimi esperti della storia del Risorgimento italiano, già direttore delle raccolte storiche del Comune di Milano, dopo aver affermato che il tricolore italiano nasce a imitazione di quello francese, si spinge ad affermare che i tre colori, bianco, rosso e verde, provengono dall’insegna di una loggia massonica emiliana. Infatti chi propose per la prima volta il tricolore, come bandiera della Repubblica Cispadana, fu il segretario di Stato di tale repubblica, Giuseppe Compagnoni, massone affiliato alla loggia di Reggio Emilia.

Va anche evidenziato che il significato allegorico della bandiera francese era Liberté, Égalité, Fraternité, parole d’ordine della massoneria, e tale significato è rimasto anche per il tricolore italiano per dare una parvenza di vittoria al popolo nel raggiungimento della Libertà, dell’Uguaglianza e della Fratellanza.

Consecutivamente all’incontro di Parigi-Fontainbleau del 12 giugno 1860, alcuni rappresentanti napolitani inviati da Francesco II, chiedevano a Napoleone III un appoggio che non fu rifiutato, ma in cambio si chiedeva che fosse ripristinata la costituzione in Napoli e resa indipendente la Sicilia. Il Re di Napoli, dalla Reggia di Portici, il 25 dello stesso mese decretò:

“Desiderando di dare ai Nostri amatissimi sudditi un attestato della nostra Sovrana benevolenza, Ci siamo determinati di concedere gli ordini costituzionali e rappresentativi nel Regno, in armonia co’ principî italiani e nazionali in modo da garantire la sicurezza e prosperità in avvenire, e di stringere sempre più i legami che Ci uniscono ai popoli che la Provvidenza Ci ha chiamati a governare. A questo oggetto siamo venuti nelle seguenti determinazioni:

1. Accordiamo una generale amnistia per i reati politici fino a questo giorno;

2. Abbiamo incaricato il commendatore Antonio Spinelli della formazione di un nuovo Ministero, il quale compilerà nel più breve termine possibile gli articoli dello Statuto, sulla base delle istituzioni rappresentative italiane e nazionali;

3. Sarà stabilito con S. M. il re di Sardegna un accordo per gli interessi comuni delle due Corone in Italia;

4. La nostra bandiera sarà d’ora innanzi fregiata de’ colori nazionali italiani in tre fasce verticali, conservando sempre nel mezzo le armi della nostra dinastia;

5. In quanto alla Sicilia, accorderemo analoghe istituzioni rappresentative che possano soddisfare i bisogni dell’Isola; ed uno de’ Principi della Nostra Real Casa ne sarà il Nostro Viceré.”

Da questa dichiarazione pubblicata nel Giornale Ufficiale delle due Sicilie, si evince chiaramente che oltre ad accordare l’amnistia e la costituzione, fu anche adottato il tricolore “italo-massonico” pur conservando al centro lo stemma della dinastia Borbone.

Nel 1831 Giuseppe Mazzini la scelse come bandiera per la sua Giovine Italia, e fu subito adottata anche dalle truppe garibaldine. Durante i moti del 1848, fu adottata da tutti i governi costituzionali della penisola: Regno di Napoli, a cui fu aggiunto al centro lo stemma borbonico, Sicilia, con al centro la Triscele, Stato Pontificio, Granducato di Toscana, Ducato di Parma, Ducato di Modena, Milano, Venezia e Piemonte.

Il savoiardo Carlo Alberto, gran protettore delle logge massoniche, per acquistarsi favori e sin dal 1848, adottò il tricolore. Poi, col Regno d’Italia fu inserito l’azzurro, colore distintivo dei Savoia, e fu inserito nella bandiera sul contorno dello stemma; da allora è uno dei colori di riferimento e riconoscimento dell’Italia, infatti le maglie sportive nazionali hanno tutt’ora l’azzurro, pur non essendo più nella bandiera della Repubblica Italiana.

Una ulteriore conferma che il tricolore sia stato un’invenzione dei massoni, ci è stata anche data da molti storici i quali, parlando in particolare del colore verde, lo hanno definito “sacro ed iniziatico colore della Massoneria”; il che è vero, e non solo perché la bandiera donata da Napoleone ai volontari lombardi aveva sull’asta il “livello massonico”, ma perché il tricolore fu la bandiera sacra delle vendite carbonare, poi della Giovine Italia e da sempre quella delle officine massoniche.

Con tanti “fratelli massoni” sparsi per la penisola, scoccò l’ora dei “Fratelli d’Italia”. Infatti, “Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta”, frase d’inizio del massonico inno nazionale italiano, furono le parole che pronunciò Goffredo Mameli, “fratello massone” a cui, poi, fu anche intitolata una loggia. E i “Fratelli d’Italia” furono gli artefici del risorgimento piemontese spacciato per unità d’Italia, una unità che i popoli non volevano e nemmeno ne sapevano niente. E risposero all’appello tutti i “fratelli” poi divenuti padri della patria: Giuseppe Garibaldi, nominato nel 1862 Gran Maestro della Massoneria d’Italia, e poi Nino Bixio, Camillo Benso, Costantino Nigra, Bettino Ricasoli, Ludovico Frapolli e molti altri meno conosciuti.

Nel 1805 Napoleone proclamò il tricolore come bandiera del Regno d’Italia; nel 1848, con l’inserimento sul campo bianco dello stemma sabaudo, divenne la bandiera del Regno di Sardegna e quindi nel 1861 del Regno d’Italia. Fino ad arrivare alla nascita della Repubblica e al 1948 quando, con l’entrata in vigore della Costituzione, scompare definitivamente lo stemma dei Savoia.



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