Il Canto degli Italiani

La Massoneria è la più grande confraternita spirituale esistente al mondo. Essa non si occupa né di religione né di politica, pur tuttavia, nel corso della storia, molti Massoni, animati dai principi di emancipazione spirituale ed individuale da essa insegnati, hanno contribuito a cambiare il corso degli eventi.

È il caso del nostro Risorgimento italiano, che, senza l'apporto di numerosi Fratelli Massoni e di società segrete come la Carboneria, non avrebbe avuto pieno compimento. Ecco perché l’Italia, nata da una idea massonica portata avanti da Liberi Muratori è, come è noto, una Repubblica intrisa di ricca simbologia massonica.

Il Canto degli Italiani

Il Canto degli Italiani, meglio conosciuto come Inno di Mameli fu scritto, nell'autunno del 1847, dall'allora ventenne studente, patriota e Fratello Massone Goffredo Mameli, nato a Genova il 5 settembre 1827. Di nobile famiglia, è figlio di Giorgio Giovanni, della famiglia aristocratica sarda dei “Mameli dei Mannelli”, Cavaliere dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro, contrammiraglio della Regia Marina Sarda, nonché parlamentare a Torino; la madre è Adelaide Zoagli, figlia del Marchese Nicolò Zoagli e di Angela dei Marchesi Lomellini.

Studente e poeta precocissimo, di sentimenti liberali e repubblicani, aderisce al mazzinianesimo nel 1847, l'anno in cui partecipa attivamente alle grandi manifestazioni genovesi per le riforme e compone Il Canto degli Italiani, che viene musicato da un altro Massone, il Fratello Michele Novaro.

D'ora in poi, la vita del poeta-soldato sarà dedicata interamente alla causa italiana; nel marzo del 1848, a capo di 300 volontari, raggiunge Milano insorta, per poi combattere gli Austriaci sul Mincio col grado di capitano dei bersaglieri.

Dopo l'armistizio Salasco, torna a Genova, collabora con Giuseppe Garibaldi e, in novembre, raggiunge Roma dove, il 9 febbraio 1849, viene proclamata la Repubblica. Nonostante la febbre, è sempre in prima linea nella difesa della città assediata dai Francesi. Il 3 giugno è ferito alla gamba sinistra, che dovrà essere amputata per la sopraggiunta cancrena. Muore d'infezione il 6 luglio, alle sette e mezza del mattino, a soli ventidue anni. Le sue spoglie riposano oggi nel Mausoleo Ossario del Gianicolo.

L’Inno nasce dunque in un clima di fervore patriottico. L'immediatezza dei versi e l'impeto della melodia ne fa il più amato canto dell'unificazione, non solo durante la stagione risorgimentale, ma anche poi nei decenni successivi. Non a caso Giuseppe Verdi, nel suo Inno delle Nazioni del 1862, affida proprio al Canto degli Italiani - e non alla Marcia Reale - il compito di simboleggiare la nostra Patria, ponendolo accanto a “God Save the Queen” ed alla “Marsigliese”.

Con la sua chiara connotazione massonica, l’Inno viene poi riproposto, il 12 ottobre 1946, dal Fratello Cipriano Facchinetti, ministro della guerra del governo De Gasperi, repubblicano e al vertice della Massoneria con la carica di Primo Gran Sorvegliante nel Consiglio dell’Ordine del Grande Oriente d’Italia. Il Fratello Facchinetti impone che l’Inno sia suonato in occasione del giuramento delle Forze Armate e, da quel momento, “Fratelli d’Italia” diviene, l’inno della Repubblica italiana.

Oggi, la legge 23 novembre 2012 n.222, ne prescrive la conoscenza nelle scuole, così per come gli altri simboli italiani.

Come nasce l'Inno di Mameli

La testimonianza più nota è quella resa, seppure molti anni più tardi, da Anton Giulio Barrili, patriota e poeta, amico e biografo di Goffredo Mameli.

Siamo a Torino:

"Colà, in una sera di mezzo settembre, in casa di Lorenzo Valerio, fior di patriota e scrittore di buon nome, si faceva musica e politica insieme. Infatti, per mandarle d'accordo, si leggevano al pianoforte parecchi inni sbocciati appunto in quell'anno per ogni terra d'Italia, da quello del Meucci, di Roma, musicato dal Magazzari - Del nuovo anno già l'alba primiera - al recentissimo del piemontese Bertoldi - Coll'azzurra coccarda sul petto - musicata dal Rossi.

In quel mezzo entra nel salotto un nuovo ospite, Ulisse Borzino, l'egregio pittore che tutti i miei genovesi rammentano. Giungeva egli appunto da Genova; e voltosi al Novaro, con un foglietto che aveva cavato di tasca in quel punto: - To' gli disse; te lo manda Goffredo. - Il Novaro apre il foglietto, legge, si commuove. Gli chiedono tutti cos'è; gli fan ressa d'attorno. - Una cosa stupenda! - esclama il maestro; e legge ad alta voce, e solleva ad entusiasmo tutto il suo uditorio. - Io sentii - mi diceva il Maestro nell'aprile del '75, avendogli io chiesto notizie dell'Inno, per una commemorazione che dovevo tenere del Mameli - io sentii dentro di me qualche cosa di straordinario, che non saprei definire adesso, con tutti i ventisette anni trascorsi. So che piansi, che ero agitato, e non potevo star fermo.

Mi posi al cembalo, coi versi di Goffredo sul leggio, e strimpellavo, assassinavo colle dita convulse quel povero strumento, sempre cogli occhi all'inno, mettendo giù frasi melodiche, l'un sull'altra, ma lungi le mille miglia dall'idea che potessero adattarsi a quelle parole. Mi alzai scontento di me; mi trattenni ancora un po' in casa Valerio, ma sempre con quei versi davanti agli occhi della mente. Vidi che non c'era rimedio, presi congedo e corsi a casa. Là, senza neppure levarmi il cappello, mi buttai al pianoforte.

Mi tornò alla memoria il motivo strimpellato in casa Valerio: lo scrissi su d'un foglio di carta, il primo che mi venne alle mani: nella mia agitazione rovesciai la lucerna sul cembalo e, per conseguenza, anche sul povero foglio; fu questo l'originale dell'Inno Fratelli d'Italia".

Il testo completo dell’Inno di Mameli

Fratelli d'Italia
L'Italia s'è desta,
Dell'elmo di Scipio
S'è cinta la testa.
Dov'è la Vittoria?
Le porga la chioma,
Ché schiava di Roma
Iddio la creò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Noi siamo da secoli
Calpesti, derisi,
Perché non siam popolo,
Perché siam divisi.
Raccolgaci un'unica
Bandiera, una speme:
Di fonderci insieme
Già l'ora suonò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Uniamoci, amiamoci,
l'Unione, e l'amore
Rivelano ai Popoli
Le vie del Signore;
Giuriamo far libero
Il suolo natìo:
Uniti per Dio
Chi vincer ci può?
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Dall'Alpi a Sicilia
Dovunque è Legnano,
Ogn'uom di Ferruccio
Ha il core, ha la mano,
I bimbi d'Italia
Si chiaman Balilla,
Il suon d'ogni squilla
I Vespri suonò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò.
Son giunchi che piegano
Le spade vendute:
Già l'Aquila d'Austria
Le penne ha perdute.
Il sangue d'Italia,
Il sangue Polacco,
Bevé, col cosacco,
Ma il cor le bruciò.
Stringiamoci a coorte
Siam pronti alla morte
L'Italia chiamò



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